Ferie estive, un miraggio per tanti medici

La mancanza di sostituti è lo specchio di una professione sempre meno attrattiva

Ha fatto notizia l’intervista pubblicata su “Quotidiano Sanità” e sul “Corriere della Sera” a Enzo Bozza, medico di famiglia con 1.600 pazienti in due piccoli paesi del Cadore veneto: il dottor Bozza ha infatti dichiarato che non potrà andare in ferie perché non trova un collega disposto a sostituirlo, ovviamente a pagamento. Un episodio paradossale, ma che ben descrive la deriva di una professione sempre meno attrattiva per i giovani.

I medici di famiglia, dato che sono liberi professionisti convenzionati con le Aziende Sanitarie, non hanno infatti diritto alle ferie, così come non hanno diritto agli altri benefit di un contratto di dipendenza, come i giorni di malattia o la tredicesima. O meglio, hanno diritto alle ferie purché paghino di tasca loro un collega che li sostituisca, perché non è ovviamente permesso lasciare uno studio scoperto. Fino a qualche tempo fa questo non era un problema, perché tanti professionisti si davano il cambio durante le ferie e gli altri potevano comunque trovare un collega che li sostituisse. Da oltre vent’anni, però, ci sono sempre meno medici di famiglia in Italia (-20% circa), al punto che i rimanenti sono stati costretti ad accettare un aumento del numero massimo di pazienti del 20%, arrivando fino a 1.800. Un aumento retribuito, ma che comunque sia comporta un carico di lavoro ancora più gravoso e che dura tutto l’anno. Senza nemmeno poter andare in ferie, quindi, il rischio di esaurimento professionale – o “burnout” – non fa che aumentare. Come nota il dottor Bozza nell’intervista, in molte parti d’Italia non si riescono nemmeno a coprire tutte le zone vacanti e il fatto che si tratti di una sostituzione in un’area di montagna, quindi difficile da raggiungere, non rende la sua vicenda un caso così isolato, perché i medici di famiglia mancano ormai quasi ovunque, acuendo problemi come questo. Chi si è associato, puntualizza infine Bozza, riesce ancora ad organizzarsi facendo squadra, ma per gli altri il quadro è questo – e non solo in aree disagiate o remote come il Cadore.

L’esempio del dottor Bozza, per quanto isolato, è esemplificativo della crisi decennale di una professione, perché una spirale discendente di cattive condizioni lavorative, bassa attrattività e pochi medici sta infatti condannando la medicina generale a un vero e proprio limbo. Se il numero di medici cala, infatti, le condizioni lavorative peggiorano per tutti, rendendo la professione meno appetibile per i neolaureati: non vengono quindi messi assegnati tutti i posti messi a bando dalle Regioni, facendo calare il numero di medici di famiglia totali. E così via. Per molti medici, quindi, l’impossibilità di andare facilmente in ferie potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, perpetuando questo ciclo negativo.

(Photo credits: Chedi Tanabene – Pexels)

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